BLOGIORNALISTA

Le parole che valgono

Politici(chef)e la ricetta tricolore…

 

E’ il banchetto dei 150 anni d’unità d’Italia. In cucina i sindaci di tutti gli schieramenti, impegnati nella composizione di una stupefacente ricetta che prenda per…. la gola noi commensali.  Aggiungiamo un pizzico di ironia ed un mestolo di verità, ed ecco servito il dolce delle persuasioni/illusioni (perfino ottiche).  Si festeggia una vecchina, di nome Italia, violentata nel suo essere e scippata dai suoi averi ed indovinate da chi!? Proprio da quelli che, oggi, vestono la divisa di impeccabili chef, mentre gongolanti, recitano con distacco i soliti auspici, quasi fossero gli spettatori di scene economiche, politiche e culturali che spazzano e calpestano i sentimenti della gente povera e semplice. Non condivido le polemiche quando le giudico sterili e puramente distruttive, ma che ne direste di partecipare alla festa dei 150 anni ed oltre, da commensali e uditori coscienti e realisti?  

Chiusa la parentesi del banchetto,  accendo la tv e mi imbatto in: pubblicità, programmi televisivi impegnati in un autentico lavaggio del cervello per costruire con la forza dell’insistenza ciò che ancora, oltre ai festeggiamenti non c’è.

Se l’Unità d’Italia ha modificato l’assetto ed il corso degli eventi in Italia, è pur vero che la stessa storia si limita a riempire i libri e ad essere rispolverata solo in anniversari come questi. In altre parole viviamo passivamente un’unità, che compenetra tanti significati mai pienamente attuati: compattezza, uguaglianza, fratellanza, accoglienza, sacrificio e solidarietà con l’altro. Ritengo che gli ingredienti della vera ricetta “Unità”, non quella impiattata dagli uomini del potere, siano lontani dal nostro raggio visivo, ristretto e ancora localistico. Mentre il Paese invoca il bisogno di “Risorgimento” fuori è in corso un “party” di lassismo epocale: cittadini, incapaci di lottare e graffiare, ma bravi ad accusare i governi di aver inabissato l’Italia in un mare di guai. Continuiamo a guardare…qualcosa forse, chissà, un giorno accadrà.

Ma ritorniamo a quell’esercito di candeline, che non meritiamo di spegnere. L’obiettivo è onorare la storia, guardare al passato per fare meglio nel futuro. Ma tra un inno e un messaggio guarnito di ciliegine, riflettiamo su quel muro che separa l’uno dall’altro. Nella vita, una moltitudine di volti attraversa il cuore e la mente di ognuno, incroci inattesi e facilmente labili ma che arricchiscono il nostro esserCi. La filosofia tramandata da Nelson Mandela, dove “ciascuno di noi è parte dell’altro” è quella che dovrebbe spingere a muoversi ed agire secondo un ottica diversa da quella  tendente all’individualismo ed egocentrismo. L’ accettazione dell’altro e della diversità, è il primo passo per poter restituire credibilità ad una festa, oggi pregnante, solo per le gesta del passato e non per i valori della patria per cui lottiamo “hic ed nunc”.

17 marzo 2011 - Pubblicato da | Senza categoria

1 commento »

  1. In effetti è stata una celebrazione abbastanza inutile e ridondante.
    O, perlomeno, ricade in un momento storico poco felice, per usare un eufemismo.
    È allora normale, ma direi anche sano, che noi commensali percepiamo il fatto che nessuno di quegli chef, a parte il Capo dello Stato, ci creda veramente in quello che ha celebrato.
    (NB: il pres. della rep. ha comunque le sue colpe,
    avendo avuto l’autorità per fermare già a dicembre
    questo sfacelo di governo)
    A tutto ciò poi si deve aggiungere lo squallore comportamentale dei leghisti,
    argomento che per amor di Patria
    (è proprio il caso di dirlo!)
    preferisco non affrontare.

    Ma stiamo parlando di un problema complessivo…per intenderci, in questo momento è in rovina Agrigento
    come lo è Palermo e la Capitale (la madre di tutti i vizi).

    Ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo,
    e non è questa la sede adatta.
    Però, a costo di risultare eccessivamente drastico, facilone o di passare per qualunquista,
    una cosa te la voglio pur dire:
    fino a quando non si chiuderà questa epoca
    (= fin quando non cade il berlusca, e non importa il come)
    un nuovo “risorgimento” in Italia non potrà mai avere inizio.

    Commento di un vecchio ammiratore | 18 marzo 2011 | Replica


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