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Le parole che valgono

Giornaliste Cazzute [Succede anche ad Agrigento]

 

Perché hai scelto di fare la giornalista? C’è spazio ad Agrigento per le donne che desiderano fare informazione/comunicazione? Ecco uno stralcio delle domande che il Quotidiano La Sicilia – redazione provinciale di Agrigento – ha rivolto ad un gruppo rappresentativo di donne, inserite nel mondo del giornalismo. Se è vero che aumenta il valore della percentuale “rosa”nelle emittenti televisive, nella carta stampata e nel web, il rapporto donne-media non ha ancora raggiunto la parità con l’altro sesso. Un cambiamento in “rosa” è da alcuni anni evidente presso alcune emittenti agrigentine, dove alle donne sono stati assegnati ruoli chiave: dalla conduzione del tg, alla stesura di notizie e servizi di cronaca importanti. Anche nei giornali on line, le donne allungano il passo, abbattendo così il maggior numero di barriere.  Per quanto riguarda la carta stampata il numero di giornaliste donne è aumentato, ma non nei ruoli di responsabilità. La loro presenza garantisce una certa sensibilità nella trattazione di alcuni temi e nella relazione con gli interlocutori.  Forse c’è ancora diffidenza, forse la donna fa più fatica ad affermarsi, ma la collaborazione e la solidarietà femminile rappresentano, anche ad Agrigento, due valori in forte ascesa. Le donne possiedono quel valore aggiunto, tale da saper conciliare impegni di lavoro con quelli di natura privata e familiare. Per questa ragione abbiamo voluto coinvolgere attivamente le protagoniste dell’informazione agrigentina, esortandole a raccontare esperienze e vissuti personali, il loro profilo giornalistico, mettendo a nudo le difficoltà incontrate in un ambiente prevalentemente al maschile. Il famigerato tallone d’Achille è la discriminazione? Si, anche se la maggior parte delle intervistate non l’ha vissuta sulla propria pelle ed ammette che, in termini di pari opportunità, il giornalismo non è poi così differente dagli altri mestieri. Iniziamola nostra inchiesta con Sofia Di Nolfo, da poco conduttrice del Tg: “Sin da bambina sognavo di fare la giornalista. Mi impersonavo in quel ruolo, intervistando amici e parenti. Realizzavo un giornalino con i fogli dell’album da disegno e qualche volta mi divertivo anche a condurre il telegiornale.  Oggi gli spazi lavorativi sono limitati un po’ ovunque, sia per le donne sia per gli uomini – sottolinea Sofia – chi riesce a fare il lavoro che desidera, può considerarsi privilegiato. L’unico consiglio che potrei dispensare ad un giovane è quello di inseguire i propri sogni, con una certa applicazione nello studio. Bisogna mettersi in gioco, ed essere consapevoli  che non si finisce mai di imparare. E’ l’insegnamento – conclude Sofia Di Nolfo – che ho potuto apprendere da un giornalista di grande esperienza e professionalità, Stelio Zaccaria caporedattore de “La Sicilia” di Agrigento.”  Il nostro percorso prosegue con Chiara Mirotta, penna del quotidiano “La Sicilia”: “Passione, senso di giustizia e di dovere verso la collettività. Ecco le ragioni che mi hanno spinto ad intraprendere questo percorso. Fin da bambina nutrivo una forte voglia di comunicare utilizzando i mezzi a mia disposizione, raccontando sentimenti, eventi, situazioni.  Un buon giornalista dovrebbe funzionare da ponte, istituendo un collegamento tra i lettori e la città. Non si mette nero su bianco soltanto per descrivere un avvenimento, ma è importante rendere la comunicazione fruibile secondo i principi dell’obiettività e della trasparenza. Gli operatori che fanno informazione hanno il dovere di comunicare la verità. Sono convinta – aggiunge Chiara – che chi nutre una vera passione prima o poi riuscirà a trovare una sua collocazione anche in una piccola città come Agrigento. A Roma, alcuni docenti universitari sconsigliavano a noi studenti di avviarsi al giornalismo, prima di tutto per la saturazione dei posti di lavoro, per la difficoltà di affermarsi e non ultimo, per gli esigui compensi. Io oggi lo consiglierei solo a chi è disposto a stringere i denti nell’attesa di un salto di qualità, e non solo economico.  E’ fondamentale frequentare corsi di studio anche se, ho potuto costatare, che la formazione deriva dall’esperienza fatta direttamente sul campo – conclude Chiara Mirotta – .” Anche Chiara Mangione, ha scelto di fare la giornalista dividendosi oggi tra Tv e carta stampata. Ci racconta: “E’ stato il mio sogno sin da bambina, poi accantonato, avendo intrapreso gli studi di giurisprudenza per seguire le orme paterne e diventare un avvocato. Poi, un incontro casuale con un giornalista e da allora mi sono perfettamente inserita nel contesto giornalistico. Come in tutti i settori una donna si scontra con più difficoltà poiché deve conciliare il lavoro agli altri impegni (matrimonio, casa, gravidanza, figli). Da un punto di vista economico, il giornalismo non può considerarsi un mestiere e alla soddisfazione di dedicarsi a ciò che si è sempre voluto non corrisponde la gratificazione materiale. Nonostante sia un percorso pieno di insidie – rimarca Chiara – ad un giovane fortemente motivato consiglierei di fare il giornalista. Io sono un’autodidatta e in questo caso, oltre all’attitudine, conta molto lo spirito di osservazione.” Questa invece l’esperienza di Valentina Alaimo, caposaldo della redazione di AgrigentoTv nonché firma del nostro quotidiano: “Fin da piccola giocavo a intervistare usando la spazzola come microfono. Mi sono laureata in scienze politiche lavorando contemporaneamente per un’ emittente locale. E’ un sogno che si è avverato, nonostante sia rimasta qui ad Agrigento. Il giornalista è a tutti gli effetti un mestiere, anche se nel maggior numero dei casi si lavora in condizioni contrattuali precarie. Consiglio questa professione a coloro che sono pronti a tutto, dalla gavetta lunga, al rischio di doversi accontentare di poche centinaia di euro a fine mese, alle querele da parte di chi dissente da quanto sia stato detto o scritto. L’importante è coltivare la propria passione, lottare giornalmente per ciò in cui si crede.  Penso che frequentare una scuola di giornalismo – conclude Valentina Alaimo – sia la migliore soluzione, l’esempio più meritocratico poichè tutti vengono trattati allo stesso modo e tutti hanno le stesse possibilità nell’accesso agli stages.” Questo invece il racconto di Anna Maria Scicolone, giornalista professionista di Agrigento:  “Alle elementari aprivo il quotidiano “La Sicilia” per terra sognando di poter essere un giorno tra le firme di quel giornale. Ho avuto la fortuna di incontrare, dopo il liceo, il prof. Vadalà dell’Istituto Superiore di Giornalismo, che mi ha sostenuto nella realizzazione di questo sogno. Poi il diploma di specializzazione in giornalismo. Infine, la mia esperienza la devo al quotidiano “La Sicilia”, che mi ha accolto come una grande famiglia. E’ una professione che richiede molti sacrifici e rinunce, scarsamente retribuita e mal considerata. Personalmente non l’ho consigliata a mio figlio, che si è laureato in Economia e non la consiglierò a mia figlia, che quest’anno consegue la maturità.  L’ esperienza mi ha insegnato che l’approccio da autodidatta non è sufficiente. E’ necessario conoscere le regole, le tecniche giornalistiche ed avere una buona preparazione culturale. E’ vero anche che il diploma di una scuola di giornalismo non fa il giornalista.” Anche Fania Raneri, la cui esperienza inizia qualche anno addietro all’interno di una redazione televisiva, parla del giornalismo come una forte passione: “Fin da piccola ho sempre voluto raccontare ed informare. Ho cominciato a lavorare subito dopo la laurea rendendomi conto che il mondo del giornalismo è una strada in salita, che è possibile percorrere solo se si è armati di tanta buona volontà, perseveranza e abnegazione. In questo senso non credo ci sia differenza tra uomini e donne. E’ difficile affermare che il giornalismo sia un mestiere come tutti gli altri, perchè si lavora tanto ma si è sottopagati.  Per queste ragioni non consiglierei ad una studentessa di intraprendere questo percorso, ma le racconterei la mia esperienza per farle capire quanto sia difficile fare la giornalista. Per quanto riguarda la formazione credo necessaria la scuola di giornalismo, anche se è nelle redazioni, lavorando gomito a gomito con i più esperti, che si impara.” Infine ci racconta la sua esperienza di giornalista ad Agrigento Deborah Annolino: “Con il giornalismo è stato amore a prima vista, in occasione di una prova video per la conduzione di un telegiornale locale. Inizia così un cammino lento e graduale che in questi 10 anni, mi ha arricchito sul piano umano e professionale, regalandomi soddisfazioni, avanzi di carriera e fortunatamente poche delusioni. E’ una professione che consente di abbracciare storie, personalità, avvenimenti assai diversi e che ho avuto la fortuna di sperimentare e trattare attraverso più canali: la radio, l’emittente televisiva, il quotidiano cartaceo e quello on line. Se tornassi indietro, rifarei le medesime scelte – sottolinea -. A quanti mi dicano di voler tentare la strada del giornalismo, li esorto a non lasciarsi ammaliare dal fascino di un mestiere che offre prestigio e potere, ma che richiede impegno, sacrificio, professionalità, onestà intellettuale, rispetto delle regole deontologiche e grande umiltà. Per crescere, in questo mestiere, bisogna coltivare parallelamente teoria e pratica, trasferendo sul campo le nozioni apprese sui libri”. Infine aggiunge: “Ad Agrigento c’è spazio per le donne e diverse testate  lo dimostrano avendo formato una “squadra” al femminile. Tocca a noi donne traguardare l’obiettivo della tutela del pluralismo sociale, culturale e politico anche nel mondo della comunicazione – conclude Deborah Annolino -.”

Valentina Alaimo

Sofia Di Nolfo

Fania Raneri

Deborah Annolino

Chiara Mirotta

Chiara Mangione

Anna Maria Scicolone

29 dicembre 2011 Pubblicato da | Senza categoria | Lascia un commento

   

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